Interviste al “crowd”: Alessandro Bortolani

Interviste a chi investe con equity crowdfundingHa investito già in 5 imprese e crede che l’equity crowdfunding sia anche un modo per sostenere il Paese. L’idea deve essere disruptive e l’imprenditore deve trasmettere competenza ed entusiasmo

 

Alessandro Bortolani è di Reggio Emilia e lavora per un’impresa che si occupa di Information Technology. A partire dall’anno scorso ha investito in 5 imprese, le cui campagne di equity crowdfunding sono state presentate sulle piattaforme Crowdfundme, Mamacrowd e Next Equity.

Come ha conosciuto l’equity crowdfunding?

Ho scoperto l’argomento navigando in rete l’anno scorso (2016, ndr) cercando nuove opportunità di investimento, visto che le forme tradizionali offrono ormai rendimenti molto bassi. Mi sono incuriosito e mi sono convinto che si tratta di un metodo vincente per rilanciare l’economia del Paese. Ho dapprima studiato le piattaforme esistenti, studiandone la struttura e le storie di successo e mi sono documentato sui siti specializzati. Poi, per un po’di tempo ho monitorato e valutato le imprese presentate.

Quali aspetti valuta per decidere di investire in un’impresa?

Ritengo anzitutto fondamentale valutare se l’Idea sia disruptive, confrontandola con situazioni simili nell’ambito del suo mercato di riferimento. Poi considero la valutazione dell’azienda in base alla sua potenzialità di crescita. Il suo valore attuale non può essere troppo elevato rispetto a quello che potrà ottenere in futuro; gli “unicorni”, che ottengono in breve tempo rivalutazioni altissime, non possono essere un punto di riferimento adeguato, soprattutto in Italia. Per farmi un’idea, confronto la valutazione con altre imprese che, anche se diverse, operano magari già da tempo nello stesso settore o in settore contigui.

Ci sono elementi nella presentazione di una campagna cui dà particolare valore?

Le informazioni più importanti secondo me, oltre alla descrizione dell’idea di business, sono quelle relative al mercato di riferimento e ai competitor. Poi il vIdeo: da lì posso valutare la passione e l’entusiasmo dei founder, quanto credono alla loro iniziativa. Il pitch serve a darmi un’idea di massima, ma è soprattutto la lettura del business plan su cui mi soffermo e da cui traggo soprattutto le informazioni sul mercato di riferimento e sulle modalità con cui l’impresa ritiene di poter crescere. Nella mia decisione di investire, la presenza di un “lead investor” non è determinante: può essere però una conferma delle mie valutazioni.

Ha contattato direttamente l’imprenditore prima di investire, o non l’ha ritenuto fondamentale?

No, sebbene in alcuni casi l’opportunità sia stata offerta dalla piattaforma. In due casi, però, con My Cooking Box e Synbiotech, dopo la chiusura della campagna, ho partecipato a un incontro organizzato dall’impresa con i nuovi soci. E devo dire che l’ho trovata un’iniziativa molto interessante e stimolante, anche per le imprese stesse.

Che consiglio darebbe a chi vuole investire attraverso una piattaforma di equity crowdfunding?

Fare screening delle piattaforme, documentarsi bene su cosa è l’equity crowdfunding, assimilando bene rischi e opportunità. Però la cosa fondamentale è che bisogna crederci, bisogna credere che si tratta non solo di un investimento finanziario, ma anche di un modo per sostenere l’economia di questo Paese. Chiaro che, naturalmente, occorre sempre fare le proprie valutazioni come dicevo prima. Infine suggerirei anche di essere proattivi verso l’imprenditore dopo avere investito, scambiare idee e mettere a disposizione il proprio network di contatti.

Rispetto alla gestione del mio portafoglio finanziario considero l’equity crowdfunding alternativo all’investimento azionario. E’ vero, bisogna essere disponibili a congelare per anni il proprio capitale e il rischio è in effetti più alto, ma è in parte compensato dal 30% di detrazione fiscale.

E infine, che cosa suggerisce a un’impresa che si appresta a raccogliere fondi per essere più efficace?

E’ importante nella presentazione far percepire la passione per l’argomento. Portare esempi concreti di come l’idea di business potrebbe essere disruptive. Poi, nel business plan, creda sia utilissimo evidenziare bene gli obiettivi e le ipotesi di crescita anno per anno. E, infine, dopo la chiusura campagna, prevedere incontri con i nuovi soci, che, come dicevo prima, è un’opportunità fondamentale per condividere possibili nuove idee e, magari, per allargare la propria rete di contatti, clienti, partner, fornitori.

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